Intelligenza Artificiale / Innovazione digitale
Cosa è successo con l'arrivo dell'AI Overview di Google
Google ha messo Gemini e l'AI overview in cima ai risultati. I clic sono crollati. Il fatturato di alcune aziende no. Qualcosa non torna, o forse sì.
DI Giovanni de Mojana / marzo 2026
C'era una volta un regno chiamato Internet, dove la SEO imperava sovrana e i link facevano a gara tra chi dominava la prima posizione in SERP.
Tutto il mondo viveva spensierato, si cliccava un po' dappertutto, digitando parole chiave qua e là. A volte qualcuno si prendeva un virus, altre volte si finiva su una pagina che tutto raccontava fuorché quello che interessava davvero.
Il meccanismo era piuttosto semplice: le persone avevano una domanda, la digitavano su Google, Google mostrava dieci link blu, si cliccava. I siti ricevevano visite, le visite diventavano lettori, i lettori generavano profitti.
Poi, un giorno è arrivato Gemini, con l'AI Overview.
Lo ricordo bene: era mercoledì 26 marzo 2025, a Milano pioveva e c'era la nebbia. Cercavo su Google "ora legale quando" e, in un istante, la risposta è comparsa in tutto il suo splendore: cristallina, immediata. Sbigottito, ho provato a schivarla andando a cliccare sul primo link utile, salvo poi accorgermi che diceva esattamente la stessa cosa. Solo con più parole e una pubblicità per un materasso.
Da quel giorno, tutto è cambiato.
1. La fine dei dieci link blu (o quasi)
Google aveva deciso che quei dieci link blu erano un passaggio di troppo. Perché far cliccare le persone, farle leggere articoli interi tipo questo qui, quando si può dare loro la risposta direttamente? In cima alla pagina. Prima ancora di qualsiasi risultato.
Nasce così l'AI Overview: un riquadro generato da Gemini, l'intelligenza artificiale di Google, che sintetizza le informazioni più rilevanti per la query dell'utente. Il sogno di chi vuole sapere qualcosa senza doversi leggere un articolo di duemila parole.
L'AI Overview compare soprattutto quando la ricerca è formulata come una domanda. I dati del Pew Research Center dicono che il 60% delle query che iniziano con "chi, cosa, come, perché" genera un riassunto AI, mentre solo l'8% delle ricerche brevissime, da una o due parole, fa lo stesso.
Quando il riassunto compare, le persone cliccano meno. Su cento ricerche con AI Overview, solo otto si concludono con un clic su un risultato tradizionale. Senza riassunto, quella cifra sale a quindici. E in un quarto dei casi, chi si imbatte nell'AI Overview chiude tutto senza cliccare niente: ha trovato quello che cercava, direttamente nella pagina di ricerca.
2. I numeri che hanno fatto tremare i marketer
Quando l'AI Overview ha iniziato a diffondersi, è partita la conta. Secondo un'analisi di Seer Interactive su milioni di impressioni relative a query informative, il tasso medio di clic organici è passato dall'1,76% allo 0,61% in presenza di un riassunto generativo.
Una riduzione del 61%, sessantuno!
Su cento persone che vedevano un contenuto nei risultati di ricerca, prima ne cliccavano quasi due. Oggi meno di una.
Ma quindi? È tutto perduto?
3. Il paradosso che nessuno si aspettava
Fin qui la storia sembra lineare: meno clic, meno traffico, fine.
Poi sono arrivati i bilanci di alcune aziende e il quadro si è complicato in modo interessante.
HubSpot, ad esempio, ha visto l'80% del traffico blog dissolversi tra il 2023 e il 2025. Peccato che nello stesso periodo il fatturato sia cresciuto del 19% e la base clienti del 16%. La stessa azienda, in un post firmato dal CMO, ha spiegato che quel traffico era in gran parte informazionale, articoli su argomenti generici lontani dal prodotto, che non portava clienti. Tuttavia le ricerche legate direttamente ai prodotti e ai problemi degli utenti hanno continuato a crescere, e oggi HubSpot compare nelle risposte dei LLM più di qualsiasi altro CRM. Meno visite, ma quelle giuste.
Ecco quindi il coup de théâtre: chi approda su un sito dopo aver già letto un riassunto AI ha già superato il primo filtro mentale. Sa di cosa si tratta e vuole saperne di più. Google stessa sostiene che i clic provenienti dall'AI Overview generano sessioni più lunghe sui siti di destinazione. Il filtro generativo, in sostanza, seleziona un pubblico già orientato e interessato.
4. Cosa cambia per chi produce contenuti
La domanda da porsi è: come faccio a posizionarmi? Se i posti disponibili nei riassunti AI sono pochi, da uno a tre link per risposta, la competizione si sposta dalla classifica alla selezione. Google sceglie le fonti più autorevoli, strutturate e rispondenti all'intento di ricerca.
Le indicazioni che arrivano dagli esperti SEO convergono su principi già noti: contenuti chiari, dati verificabili, struttura leggibile e originalità. La differenza è che adesso l'ottimizzazione passa anche per la GEO, la Generative Engine Optimization. Questa richiede di pensare in modo ancora più esplicito alla domanda a cui si vuole rispondere, alla completezza della risposta, all'autorevolezza percepita della fonte.
5. E vissero tutti felici e ottimizzati
E così, nel regno di Internet, i dieci link blu non scomparvero del tutto. Si fecero semplicemente più rari, più preziosi.
Gemini prese posto in cima alla pagina, rispose alle domande di tutti e tutte, e scelse con cura le sue fonti preferite.
Nel frattempo, qualcuno stava già usando l'AI per ottimizzare i contenuti per l'AI Overview, che li avrebbe poi sintetizzati per gli utenti, che avrebbero usato l'AI per leggerli più in fretta.
Da qualche parte, un link blu guardava la scena in silenzio, sperando che qualcuno lo notasse.
CHI L’HA SCRITTO?
Nato nel 1995 a pochi metri da dove avrebbe lavorato 29 anni più tardi, Giovanni trova la sua vocazione nel copywriting un anno prima di compiere trent'anni. Figlio di una scrittrice, crede di aver ereditato un qualche gene per l'arte, nutrendosi dunque di fotografia d'autore, cinema d'essai e musica folkloristica. Ama la montagna, ha un cane che ama la montagna, e, quando può, viaggia in Paesi dove, puntualmente, scoppia una guerra o si verifica qualche catastrofe naturale subito dopo la sua partenza.

