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Employer Branding / Intelligenza Artificiale

Gli effetti collaterali dell'AI workslop

Che cos'è l'AI workslop e perché l'intelligenza artificiale a volte fa perdere tempo invece di farne risparmiare.

DI Giovanni de Mojana / giugno 2026

E se l'intelligenza artificiale, invece di farti risparmiare tempo, te ne facesse perdere? 

Uno studio condotto su 1.150 lavoratori, fatto da Stanford Social Media Lab insieme a BetterUp Labs, ha rilevato che per ogni lavoro svolto (male) con l'AI, è costato quasi due ore di per farlo diventare decente, il tutto per un costo che si aggira intorno ai 186 dollari al mese per dipendente.

Questo fenomeno si chiama AI workslop. Nasce dalla fusione di "work" e "slop", ossia "lavoro" e "sciatteria", e descrive quei contenuti generati dall'AI che hanno l'aria di essere ben fatti ma, sotto sotto, non dicono granché.

Ma quali sono gli effetti collaterali dell'AI workslop? 

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1. Che cos'è l'AI workslop?

Come anticipato, l'AI workslop è contenuto prodotto con l'intelligenza artificiale che sembra buon lavoro ma è privo di sostanza. La definizione arriva dai ricercatori di Stanford e BetterUp, che l'hanno coniata dopo aver raccolto le testimonianze di colleghi e familiari alle prese con materiali AI ben confezionati e sostanzialmente inutili.

Il workslop non si limita a essere scadente: sposta la fatica a valle. Chi lo riceve deve decifrarlo, integrarlo, correggerlo o rifarlo da capo. In pratica, il mittente trasferisce il proprio sforzo cognitivo sul destinatario.

ai workslop

2. Quanto costa davvero il workslop a un'azienda?

Secondo la ricerca, ogni volta che si riceve un AI workslop, viene portato via in media un'ora e 56 minuti a chi deve rimetterci mano. Rapportato agli stipendi dichiarati dai partecipanti, questo si traduce in una tassa invisibile di circa 186 dollari al mese per dipendente. Per un'organizzazione da 10.000 persone, considerata una diffusione intorno al 41%, il conto supera i 9 milioni di dollari l'anno in produttività persa (Harvard Business Review).

Un rapporto del MIT Media Lab rileva che il 95% delle organizzazioni non vede alcun ritorno misurabile sugli investimenti in AI. Tanta attività, tanto entusiasmo, pochissimo ritorno. Il workslop è uno dei sospettati di questo paradosso.

3. Perché l'AI workslop rovina i rapporti tra colleghi?

Qui sta l'effetto collaterale meno contabilizzabile. Quando ricevi un documento visibilmente sfornato da un LLM e lasciato lì, qualcosa nel rapporto si incrina.

Sempre secondo Harvard Business Review, circa metà delle persone intervistate ha dichiarato di considerare meno capaci e affidabili i colleghi che inviano workslop; il 42% li giudica meno degni di fiducia, il 37% meno intelligenti.

Nel tempo, le persone iniziano a chiedersi se un testo l'abbia scritto chi lo firma o una macchina, e quella domanda nasconde diffidenza più che curiosità.

Ai workslop

4. L'AI aumenta sempre la produttività?

Più gli strumenti diventano accessibili e plausibili, più cresce la tentazione di delegare senza supervisione. Un testo generato in pochi secondi può sembrare accettabile, una tabella compilata in automatico può sembrare precisa. Ma sembrare non basta.

Insomma si parla di illusione di produttività, ma ormai sappiamo che essa non cresce con il volume dei contenuti, quanto con la qualità degli stessi.

5. Come si riduce l'AI workslop sul lavoro

Alcuni principi di buon senso, che valgono tanto per chi guida un team quanto per chi scrive in autonomia:

scegliere i compiti giusti. L'AI è utile per bozze, sintesi e ricerca preliminare, non per ogni cosa. Servono policy chiare su cosa affidarle e cosa tenere in mano umana;

trattarla come un interlocutore, non come un pulsante. Dare contesto, correggere il tiro. Il copia-incolla è la scorciatoia che genera workslop;

allenare il pensiero critico. La persona resta il revisore e il garante del senso;

misurare la qualità, non la quantità. Evita banalmente passaggi inutili e fa risparmiare tempo utile.

ai workslop

Questo articolo parla di contenuti generati dall'AI e svuotati di sostanza, e probabilmente in molti lo leggeranno chiedendosi quanta intelligenza artificiale ci sia dentro. Legittimo, ma la risposta non la saprete mai. 

La "super-macchina" amplifica quello che le diamo in pasto. Se le chiediamo di pensare al posto nostro, ci consegna qualcosa che assomiglia al pensiero, senza esserlo. Decidere cosa ha senso e cosa no, o prendersi la responsabilità di una frase, resta, per ora, nostra. 

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Giovanni de Mojana
Giovanni de Mojana

Nato nel 1995 a pochi metri da dove avrebbe lavorato 29 anni più tardi, Giovanni trova la sua vocazione nel copywriting un anno prima di compiere trent'anni. Figlio di una scrittrice, crede di aver ereditato un qualche gene per l'arte, nutrendosi dunque di fotografia d'autore, cinema d'essai e musica folkloristica. Ama la montagna, ha un cane che ama la montagna, e, quando può, viaggia in Paesi dove, puntualmente, scoppia una guerra o si verifica qualche catastrofe naturale subito dopo la sua partenza.

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